
Il Personaggio
Addio Giovanni e su Facebook c'è un gruppo a lui dedicato
Trento - "Perché di una cosa siamo certi (per averlo frequentato in varie occasioni). Giovanni Valline non era matto. Era stravagante certo, ma aveva quella che si dice “una marcia in più”. Non dava la mano agli interlocutori (“Non serve” diceva)"

Epigrafe colorata - mai vista in zona - per l'eclettico Giovanni Valline (da Primiero) che anche nella morte si distingue. Mercoledì mattina, molti primierotti si sono ritrovati di fronte all'annuncio a commentare la sua scomparsa.
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di Alberto Folgheraiter
A 72 anni se n’è andato uno dei personaggi più caratteristi del Primiero, un uomo dotato grande umanità e provvisto di una certa genialità. Negli anni Settanta del secolo scorso, Giovanni Valline finì sulle pagine dei giornali di mezzo mondo. Assieme al fratello Giacomino aveva “inventato” la macchina fotografica “rotante”, in grado cioè di fissare sulla pellicola immagini a 360°. Non la brevettò perché – diceva – le scoperte sono patrimonio dell’umanità. Ci pensarono, in sua vece, i giapponesi.
Così come copiarono di lì a qualche anno un’altra invenzione del Giovanni da Primiero: un metodo per insegnare la musica ai bambini, un pentagramma verticale. Non è dato sapere invece se e chi abbia carpito la sua “formula” per stare bene, basata sull’assunzione di acqua in misura inversamente proporzionale ai liquidi organici persi. Quella “formula” aveva consentito a lungo, a Giovanni Valline, di girare per il Trentino a dorso nudo, anche d’inverno con temperature di molti gradi sotto lo zero. Di più: da molti anni camminava scalzo, e si era lasciato crescere barba e capelli, tanto che pareva un profeta dell’Antico Testamento. Ai testi della Bibbia, del resto, richiamava spesso il suo operato. Li recitava a memoria. Diceva che se ne era innamorato in gioventù, negli anni in cui aveva frequentato il seminario. Voleva farsi prete poi le sue stravaganze lo avevano portato in manicomio a Pergine. Raccontava che lo avevano sottoposto all’elettrochoc e gli avevano causato il coma insulinico. Tali “cure” avevano ottenuto l’effetto di dilatare i suoi orizzonti e di incentivare la sua “genialità”.
Perché di una cosa siamo certi (per averlo frequentato in varie occasioni). Giovanni Valline non era matto. Era stravagante certo, ma aveva quella che si dice “una marcia in più”. Non dava la mano agli interlocutori (“Non serve” diceva); non voleva la carta di identità (“Non può essere un pezzo di carta a dire che io sono io. Basta la mia parola”).
Negli ultimi anni, le sue visite in redazione, a Trento, s’erano diradate. Una lunga malattia, accompagnata dalla depressione. L’acqua della sua “formula” era diventata il suo prevalente sostentamento. Non è servita, evidentemente, a guarirlo né a preservarlo da un lento, inesorabile, declino.
Giovanni Valline se ne è andato dopo aver dato alla moglie Vittoria ben dodici figli. Avrebbe voluto battezzarli tutti nel Giordano.
Addio, Giovanni.
di Alberto Folgheraiter
A 72 anni se n’è andato uno dei personaggi più caratteristi del Primiero, un uomo dotato grande umanità e provvisto di una certa genialità. Negli anni Settanta del secolo scorso, Giovanni Valline finì sulle pagine dei giornali di mezzo mondo. Assieme al fratello Giacomino aveva “inventato” la macchina fotografica “rotante”, in grado cioè di fissare sulla pellicola immagini a 360°. Non la brevettò perché – diceva – le scoperte sono patrimonio dell’umanità. Ci pensarono, in sua vece, i giapponesi.
Così come copiarono di lì a qualche anno un’altra invenzione del Giovanni da Primiero: un metodo per insegnare la musica ai bambini, un pentagramma verticale. Non è dato sapere invece se e chi abbia carpito la sua “formula” per stare bene, basata sull’assunzione di acqua in misura inversamente proporzionale ai liquidi organici persi. Quella “formula” aveva consentito a lungo, a Giovanni Valline, di girare per il Trentino a dorso nudo, anche d’inverno con temperature di molti gradi sotto lo zero. Di più: da molti anni camminava scalzo, e si era lasciato crescere barba e capelli, tanto che pareva un profeta dell’Antico Testamento. Ai testi della Bibbia, del resto, richiamava spesso il suo operato. Li recitava a memoria. Diceva che se ne era innamorato in gioventù, negli anni in cui aveva frequentato il seminario. Voleva farsi prete poi le sue stravaganze lo avevano portato in manicomio a Pergine. Raccontava che lo avevano sottoposto all’elettrochoc e gli avevano causato il coma insulinico. Tali “cure” avevano ottenuto l’effetto di dilatare i suoi orizzonti e di incentivare la sua “genialità”.
Perché di una cosa siamo certi (per averlo frequentato in varie occasioni). Giovanni Valline non era matto. Era stravagante certo, ma aveva quella che si dice “una marcia in più”. Non dava la mano agli interlocutori (“Non serve” diceva); non voleva la carta di identità (“Non può essere un pezzo di carta a dire che io sono io. Basta la mia parola”).
Negli ultimi anni, le sue visite in redazione, a Trento, s’erano diradate. Una lunga malattia, accompagnata dalla depressione. L’acqua della sua “formula” era diventata il suo prevalente sostentamento. Non è servita, evidentemente, a guarirlo né a preservarlo da un lento, inesorabile, declino.
Giovanni Valline se ne è andato dopo aver dato alla moglie Vittoria ben dodici figli. Avrebbe voluto battezzarli tutti nel Giordano.
Addio, Giovanni.
24/02/2010





